1. Come nasce Patric Lorenzon & Partners e qual è oggi il vostro ruolo nel settore vitivinicolo?
Patric Lorenzon & Partners nasce nel 1991, in particolare nei territori del Veneto e Friuli Venezia Giulia. Nel 1999, con la crescita della domanda di uve e vini sfusi, l’attività si sviluppa come società di intermediazione, ampliando la rete di produttori e la gamma dei prodotti trattati.
Oggi ci definiamo un Wine Group: il nostro ruolo è quello di mettere in relazione produttori, buyer e operatori del settore, sia nazionale sia internazionale.
La nostra agenzia è attiva su tutto il territorio nazionale (es.: Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Trentino Alto-Adige, Piemonte, Abruzzo, Puglia, Sicilia) ed è in contatto diretto con l’intera filiera produttiva, il che ci permette di osservare e controllare attentamente e continuamente qualità e quantità dei prodotti, nonché l’andamento dei prezzi. Le nostre visite ai vigneti iniziano a luglio, permettendoci di avere una valutazione preventiva delle uve e quindi del vino.
Grazie all’attenta analisi dei cambiamenti legislativi nel settore vitivinicolo, siamo in grado di ottimizzare e individuare diverse opportunità di business, fornendo consulenza in termini commerciali, logistici e legislativi grazie anche ad un supporto multilingue in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
2. Per quali esigenze le aziende del vino si rivolgono a voi?
Le esigenze sono diverse e spesso molto specifiche: trovare nuovi sbocchi commerciali individuando i migliori prodotti adatti a importatori, produttori, GDO, retail, buyer nazionali ed internazionali, fungendo da collegamento tra queste diverse realtà.
Un aspetto importante è la selezione alla fonte. Non ci limitiamo a raccogliere offerte: bensì visitiamo direttamente i produttori italiani, verificando qualità, disponibilità e capacità produttiva.
Per il buyer questo significa avere un unico interlocutore per i diversi territori; per il produttore significa poter accedere a più opportunità commerciali.
3. Quali sono oggi i mercati più interessanti per il vino italiano e quali tendenze state osservando?
Gli Stati Uniti rimangono un mercato fondamentale per il vino italiano, sia per dimensioni sia per il valore dell’export. Affiancati da Regno Unito, Germania, Canada e Svizzera, mercati nei quali il vino italiano ha già una presenza consolidata ma continua a offrire opportunità di sviluppo.
Oggi è importante osservare come sta cambiando la domanda. Vediamo una crescente attenzione verso vini capaci di coniugare qualità, riconoscibilità, sostenibilità e un buon rapporto tra qualità e prezzo. Continua l’interesse per gli spumanti, i vini biologici e i prodotti con un’identità territoriale ben definita.
4. Cosa rappresenta per voi la partecipazione a SIMEI 2026 e quali obiettivi vi ponete per questa edizione?
SIMEI 2026 rappresenta per noi un’importante occasione di incontro con il mondo professionale del vino e, soprattutto, un’opportunità per rafforzare il nostro posizionamento come ponte tra la produzione vitivinicola italiana e i buyer internazionali, grazie alla nostra conoscenza concreta dei mercati e del territorio, così da costruire relazioni commerciali durature.
Il nostro obiettivo è molto semplice: ascoltare, incontrare e creare nuove connessioni, portando al centro quello che da sempre è il nostro lavoro, cioè mettere in contatto le eccellenze della produzione italiana con le reali esigenze del mercato internazionale.


